Francesca Rizzo – Incontri, 2015

Francesca Rizzo scrive per la mostra personale Incontri presso la Qu.Bi. Gallery – Palazzo Valmarana, Vicenza (dal 26 settembre al 11 ottobre 2015)

 

Incontri, 2015

Nato a Francavilla Fontana, Brindisi, si trasferisce a Vicenza e nel 1981 entra come garzone nella bottega Busato, dove stampa litografie e incisioni per gli artisti.

L’ambiente stimolante lo mette in contatto con molti artisti.
L’incontro con Alberto Peruffo e con il mondo dell’alpinismo lo trasforma.

Camposeo non è un alpinista e rare sono le sue escursioni, ma l’ascolto dei racconti di montagna lo ha colpito profondamente tanto da rivoluzionare la propria ricerca artistica.
Sono nate quindi le serie Montagne essenziali, Collezione Pakistana e Tibetana.

Un alpinista per scalare una vetta deve togliere peso, deve salire con il materiale essenziale, quello che può salvargli la vita. Nulla di più.

Anche Camposeo ha cominciato a togliere dalle tele ogni fronzolo descrittivo, per immergere i soggetti “nella più scarna ed essenziale poesia che invitano lo spettatore a una contemplazione libera dello spazio – scrive Peruffo – a uno stupore che altro non è l’originaria meraviglia, il mirare dall’alto, il lasciarsi imprimere dalla meraviglia, origine e fondamento del mio alpinismo”.

In questa scalata verso la scoperta del proprio personale linguaggio espressivo, Maurizio è passato da una formazione ingabbiata, da copista, dove raccontava la vita degli altri artisti, a una progressiva spoliazione.
Lo stesso lavoro quotidiano lo pone davanti a molte persone, come tele bianche dove è necessario tenere l’essenziale.

Nella continua e costante ricerca, Camposeo è stato sedotto dal senso dell’enigma e dal mistero di De Chirico, affascinato dal silenzioso naturalismo magico di Magritte, lungo la via metafisica che supera la realtà.
Il suo mondo ovattato si arricchisce di presenze simboliche.

Lo accompagna costantemente l’elemento nuvola forse perché è affascinato dal cielo dopo il temporale in cui compaiono sprazzi di blu e tagli di luce.

Le nuvole hanno un nome. Ci accompagnano quasi quotidianamente.
Le nuvole ci parlano, con assiduità ci bombardano di messaggi dal significato profondo e ci informano per tempo su come influenzeranno la nostra vita.
Le nuvole sono mutevoli: nascono, crescono, si evolvono e si trasformano. Come l’artista sono in continuo movimento. Anch’esse sono pezzi unici perché ogni nuvola, per quanto simile, non si ripete mai.

Compare anche l’elemento porta o specchio che cattura una porzione d’infinito, seleziona e analizza uno spazio, lo scruta, lo valorizza. Così come la curiosità dell’artista scompone un particolare per scoprire, nel dettaglio, il valore che muove il tutto.

La scelta di usare l’antica tecnica tradizionale della pittura ad olio non è casuale.
In questo modo l’artista può tirare la pellicola pittorica in modo da creare una pulizia d’esecuzione che diventa pulizia di visione.

La pennellata sottile, fluida, morbida stesa con accuratezza elargisce un senso di sacralità che riporta la mente alle sacre icone, dove non esiste spessore pittorico, ma le campiture sono stese a velature, i passaggi chiaroscurali sono impercettibili e il pittore ha il tempo di meditare sul soggetto, condotto a sua volta lungo la scalata della meraviglia.

Joseph Beuys diceva che lo scopo dell’arte è di rendere le persone libere.
Anche il desiderio di Maurizio Camposeo è quello che l’osservatore davanti ai dipinti, possa sentirsi più sereno, leggero, godersi l’attimo del cielo, godersi il silenzio e il celeste addosso (come nelle terse giornate pugliesi), un calore esterno che si trasforma in tranquillità interiore.

E qui si svela l’animo dell’artista che, usando le parole di Picasso, è una specie di carta assorbente che s’imbeve di impressioni attraverso periodi di pienezza e periodi di svuotamento.

Egli fa parte del mondo. Accoglie il caos del mondo, ma nelle mani ha gli strumenti della trasformazione e del riscatto.

 


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